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"MUSEO DI QUALITÀ"
È RICONOSCIUTO DA
REGIONE EMILIA-ROMAGNA
ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI
CULTURALI E NATURALI
SOSTIENI LA MEMORIA
Devolvi il 5 PER MILLE all'Istituto Alcide Cervi
nell'apposito spazio nel modello CUD, 730 e unico, indica il codice fiscale dell'Istituto:
80011450352
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| Scritto da Webmaster | |||||
| venerd́ 06 luglio 2007 | |||||
Pagina 2 di 3 UN MUSEO DALLA LUNGA STORIA Il Museo Cervi è il cuore storico e operativo dell’Istituto “Alcide Cervi”, ed è ubicato nella bassa pianura reggiana, nella casa abitata dalla famiglia Cervi dal 1934. Casa Cervi è un’ampia struttura colonica sita a I Campirossi, un podere che si estende per 53 biolche reggiane (pari a circa 16 ettari) al confine fra i comuni di Gattatico e Campegine. Il Museo Cervi nasce come sviluppo della raccolta degli oggetti che la famiglia dei sette fratelli Cervi aveva conservato fin dagli anni della guerra e di quelli donati successivamente (materiali a stampa e manoscritti, riconoscimenti e decorazioni ufficiali, album, cimeli, opere d’arte). La Casa dei sette fratelli fucilati dai fascisti nel dicembre del 1943, contadini d’avanguardia e antifascisti della prima ora, era diventata da subito, dopo la Liberazione, un luogo dal grande valore simbolico per tutta la comunità reggiana. Una casa emblema delle tante sofferenze patite dalla popolazione dai combattenti per la libertà dall’occupazione nazifascista. Casa Cervi è dai primi anni del dopoguerra meta di pellegrinaggi della memoria: semplici cittadini, delegazioni politiche e istituzionali, fino all’omaggio del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che incontra personalmente Alcide Cervi. E’ del 1956 l’uscita in libreria de “I miei sette figli”, il volume di memorie di Papà Cervi che consegna al grande pubblico questa vicenda familiare straordinaria. Da quel momento, la storia dei sette fratelli fucilati dai Repubblichini agli albori della Resistenza non ha più confini. Nel tempo, attorno alla cascina e alla famiglia Cervi, cittadini ed istituzioni hanno portato il proprio omaggio, facendo di Casa Cervi uno di quei luoghi della memoria nazionali che entra a buon diritto nell’iconografia italiana della Resistenza e della Repubblica nata dalla lotta antifascista. Gli oggetti del lavoro contadino, insieme ai documenti di una famiglia fuori dal comune, e alla testimonianza del sacrificio sono custoditi dalla lucida volontà di Papà Alcide e dalle vedove dei sette fratelli.![]() Negli anni ’60 del secolo scorso, con l’ampliamento dello stabile e la creazione di un’apposita saletta, la casa colonica inizia a trasformarsi anche fisicamente, non solo simbolicamente, in un luogo di conservazione e valorizzazione della storia del ‘900, e in particolare del ruolo dei contadini nella rinascita del paese alla metà del secolo. Contadini, come i Cervi, che sono stati primi attori delle lotte sociali, politiche e culturali del nostro Paese. Sarà da questo nucleo di archivi e di studi, fortemente voluto dalla famiglia Cervi, infatti, che nascerà l’Istituto intitolato alla memoria di Alcide e dei suoi figli: alla morte dell’anziano padre, nel 1970, la Casa contadina inizia la sua evoluzione da luogo simbolico ad ente culturale. Solo nel 1975, con l’acquisto dell’immobile e del fondo da parte della Provincia di Reggio Emilia, è stato possibile iniziare un lavoro di consolidamento della struttura, conclusosi nel 2001 grazie ad un finanziamento del Ministero per i Beni Culturali. Con la riqualificazione del Museo Cervi, è stato riallestito l’intero percorso di visita secondo un itinerario che parte dalla straordinaria esperienza di vita, di lavoro, di lotta della famiglia Cervi, restituisce una testimonianza del complesso tessuto culturale, politico e sociale che caratterizza le campagne emiliane nella prima metà del XX secolo. ![]() Il nuovo percorso si sviluppa focalizzando nella storia dei Cervi, e nella storia dell’Emilia del Novecento, alcune fasi fondamentali: il lavoro nelle campagne, l’antifascismo e la Resistenza, la costruzione della memoria dei Cervi nel dopoguerra. A conclusione dell’esposizione storica è possibile visitare le stanze in cui viveva la famiglia Cervi. Al percorso storico si intreccia un percorso narrativo, che utilizza sia le parole lasciate da tanti protagonisti, sia alcune testimonianze video. Oltre agli oggetti e ai documenti disponibili, legati alle attività lavorative della famiglia Cervi, pochi relativi alla lotta antifascista e partigiana, numerosi per il periodo successivo alla Liberazione, nel percorso sono possibili approfondimenti grazie a leggii tematici, carte geografiche, elaborazioni grafiche, rassegne di fonti fotografiche, filmate e documentarie. |
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Il Museo Cervi è il cuore storico e operativo dell’Istituto “Alcide Cervi”, ed è ubicato nella bassa pianura reggiana, nella casa abitata dalla famiglia Cervi dal 1934. Casa Cervi è un’ampia struttura colonica sita a I Campirossi, un podere che si estende per 53 biolche reggiane (pari a circa 16 ettari) al confine fra i comuni di Gattatico e Campegine.
Casa Cervi è dai primi anni del dopoguerra meta di pellegrinaggi della memoria: semplici cittadini, delegazioni politiche e istituzionali, fino all’omaggio del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che incontra personalmente Alcide Cervi. E’ del 1956 l’uscita in libreria de “I miei sette figli”, il volume di memorie di Papà Cervi che consegna al grande pubblico questa vicenda familiare straordinaria. Da quel momento, la storia dei sette fratelli fucilati dai Repubblichini agli albori della Resistenza non ha più confini. Nel tempo, attorno alla cascina e alla famiglia Cervi, cittadini ed istituzioni hanno portato il proprio omaggio, facendo di Casa Cervi uno di quei luoghi della memoria nazionali che entra a buon diritto nell’iconografia italiana della Resistenza e della Repubblica nata dalla lotta antifascista. Gli oggetti del lavoro contadino, insieme ai documenti di una famiglia fuori dal comune, e alla testimonianza del sacrificio sono custoditi dalla lucida volontà di Papà Alcide e dalle vedove dei sette fratelli.









