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| Scritto da Webmaster | |
| mercoledì 13 maggio 2009 | |
SUMMER SCHOOL Emilio SereniStoria del Paesaggio agrario italiano![]() ...paesaggio agrario...quella forma che l'uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale... Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano Razionale della Summer School Emilio SereniIl patrimonio fra uso pubblico, storia e educazione civiledi Antonio BrusaDal paesaggio alla storia ambientale, questo è il tragitto scientifico che le Summer School Emilio Sereni si propongono di sviluppare, seguendo un percorso che dalla preistoria giungerà all’età contemporanea e attuale, attraverso i periodi canonici della storia insegnata: Storia antica, medievale, moderna e contemporanea. Questa, del 2009, è la prima, e quindi si occupa di preistoria e storia antica. Questo legame con la storia insegnata è dato dal fatto che il primo destinatario della scuola è costituito dagli insegnanti (in servizio o in formazione) che desiderano inserire nella loro attività e nelle problematiche del proprio lavoro, le tematiche ambientali, all’interno delle discipline storiche. Il secondo target è dato dal mondo degli enti locali e di tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di questioni ambientali e patrimoniali. Sono molte, nel panorama culturale e formativo italiano, le iniziative destinate alla riflessione storica sull’ambiente, sul patrimonio, sul paesaggio. Quali le specificità di questa scuola? In primo luogo, pensiamo che la riflessione storica debba fornire gli strumenti critici, per vagliare iniziative e progetti; per svelare il carattere ideologico di molti approcci al patrimonio. Esiste, infatti, un approccio diffuso, che si basa sull’essenzializzazione del patrimonio storico-ambientale. Questo viene visto come un oggetto che esiste in sé, e che dal passato chiede al presente conservazione, valorizzazione, preservazione. Un concetto di patrimonio, inoltre, legato strettamente ad altre finalità, apparentemente scientifiche, ma che, in realtà, rivelano sempre più il loro carattere di utilità politica: l’identità, l’appartenenza e l’integrazione degli immigrati. Occorre rivedere questi aspetti della riflessione, squisitamente teorica, proprio perché sono alla base sia dei fraintendimenti (di coloro che operano con buona volontà, ma con cattiva scienza); sia delle strumentalizzazioni volontarie. La linea interpretativo/storiografica della Summer School Emilio Sereni, parte invece dalla constatazione (ormai condivisa dalla ricerca) del carattere di modernità, che ha il patrimonio (e l’insieme delle problematiche connesse a questo). L’idea che il passato sia un valore, e che ciò che è relativo a questo debba essere considerato dalla società un bene imprescindibile, appartiene alla modernità. Dunque, è al carattere del nostro tempo (la mondializzazione, l’interazione fra culture, abbattimento delle barriere) che si deve far riferimento, ponendo le basi della riflessione e del conseguente intervento. Nell’accezione essenzialista, si privilegia l’accezione proprietaria del patrimonio. Esso “appartiene” alle popolazioni locali; le contraddistingue; e queste ne dispongono come loro proprietà, perché manifesta agli altri l’eccellenza della propria genealogia. Nell’accezione moderna, invece, il patrimonio è sempre dell’umanità. Il passato non può essere suddiviso in comparti. E’, fra i prodotti culturali, il più astratto e il meno compartimentabile in lotti proprietari. Il passato è di tutti. I locali hanno un dovere, quindi, verso l’umanità, di preservarlo, di proteggerlo, di metterlo a valore. Ma è un dovere, una responsabilità: un’educazione civile, potremmo dire. Quindi, il rapporto con il passato del territorio nel quale si vive, è un aspetto essenziale dell’educazione civile. Quando possiamo dire, allora, che una comunità è “educata civilmente”? Facile, rispondere, chiudendo il circolo: quando è in grado di riconoscere, di preservare; quando “si sa”, quando “si sa vedere”; quando la comunità sceglie, e “investe”, (dunque rinuncia a qualcosa) per prendersi cura del patrimonio. Da questo punto di vista, gli abitanti di un territorio sono coinvolti e responsabilizzati. Il passato di quel territorio è il passato del quale sono responsabili, quale che sia la loro provenienza, la loro religione, la loro appartenenza politica. La cura del passato è uno degli aspetti della cittadinanza. Se i cittadini riescono ad esserne responsabili, saranno anche “modernamente civili”. |







