Sabato 18 luglio 2009 ore 21.00 Variazioni sul giardino di e con Lorenza Zambon Una produzione Casa degli Alfieri Musiche originali eseguite dal vivo dall'autore Giampiero Malfatto Luci di Franco Rasulo
perché il giardino è l'immagine che l'uomo si dà del paradiso. Perché nel giardino possiamo leggere come gli uomini vedono la loro lotta e la loro unione con la natura. Perché un giardino non "serve" a niente, solo a guardarlo e a sorridere guardandolo.
L'esplorazione di Lorenza Zambon del rapporto tra teatro e natura si sviluppa all'interno della realtà-giardino che " ...è mondo mentale e materiale in cui prende forma la territorialità dell'uomo. Il giardino[...] parla il linguaggio del proprio tempo, mentre conserva la trama di una lunga durata. [...] I paesaggi sono opera della mente non meno che delle tecniche... sono fatti di storia, memoria, di miti e di utopie, non meno che di sedimenti rocciosi, acque e manti vegetali. [...]i giardini, in cui prendono corpo i sogni e gli immaginari". (E. Fiorani, "Il sogno del giardino").
Lo spettacolo è strutturato come un itinerario -non solo ideale - attraverso tre diversi "giardini":
1) Il viaggio prende avvio dal primo giardino della Terra: .... Il primo giardino di cui tutti noi abbiamo sentito parlare è l'Eden, ma ho scoperto che l'Eden non è il primo giardino ... Ancora prima ci fu il giardino della dea Inanna, laggiù ad oriente nella terra dei Sumeri ... e qui si canta e si narra di una donna che raccoglie l'albero della vita sradicato dal fiume e lo pianta nel suo giardino sacro, e poi gli costruisce attorno un muro, per preservarlo ... e poi sconfigge il serpente che lo minaccia e si fa lei stessa giardino ... E così fonda l'idea di giardino come recinto che separa la natura "domesticata" dalla natura "selvaggia" e lega indissolubilmente la sua immagine a quella del grembo materno, fonte e difesa della vita.
2) Nel secondo giardino l'atmosfera cambia e ci si raccoglie intorno a un tavolo. C'è luce di fuoco, intimità: .... Voglio parlarvi di un pezzo di terra, di un pezzo della Terra... stà sulla cima di una collina del Monferrato, è il mio giardino ... è largo settantasette passi, è lungo circa duecentoquaranta passi ...E mentre si affacciano e si intrecciano i visi, le voci e le storie di chi ha partecipato alla costruzione della casa degli alfieri, le mani si muovono, spianano la terra, mettono mattoni, intrecciano rami ... e compare un micro-paesaggio ... la collina, la casa, la vegetazione selvaggia che poi viene disboscata .... Ed ecco il giardino ... che cambia nel tempo, cambia significato così come cambiano le persone .... Un luogo narrato prende forma davanti agli occhi di tutti, come un gioco di bambini.
3) Infine il terzo giardino, quello dell'esperienza, della sperimentazione, della convivialità che si palesa in un bicchiere di vino in compagnia... A cosa serve un giardino?A guardare e a vedere A sporcarsi le mani di terra A fare la pipì all'aria aperta A stare in convivio...
Il teatro di Lorenza Zambon è pensato per essere rappresentato ed agito in luoghi naturali, visti non come semplice scenografia ma come parte integrante e fondante dell’evento. L’ambizione è che luogo e opera concorrano a creare un’esperienza non convenzionale mettendo insieme divertimento, emozione, pensiero. IMMAGINI DELLA SERATA Si ringrazia Roberta Gabelli per la gentile concessione di alcune delle immagini





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