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L’Istituto Alcide Cervi sulle risorse pubbliche per la Cultura
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L’Istituto Alcide Cervi sulle risorse pubbliche per la Cultura | L’Istituto Alcide Cervi sulle risorse pubbliche per la Cultura |
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| Scritto da Mirco Zanoni | |
Dal Costo della Politica al Costo della DemocraziaL’Istituto Alcide Cervi sulle risorse pubbliche per la CulturaQuello del sostegno alla cultura, in tempi di sacrifici collettivi praticati ed evocati dalla crisi, è argomento di scottante attualità, che dovrebbe preoccupare, crediamo non soltanto le agenzie del sapere come difesa di settore, ma soprattutto la cittadinanza più attenta al ruolo della conoscenza e della coscienza civile. Ancor più in un Paese in evidente crisi di rappresentanza. Recentissime polemiche giornalistiche locali hanno posto l'attenzione sui contributi che gli enti pubblici versano annualmente al nostro Istituto, che si occupa da quasi quarant'anni (ricordarlo è professione d'umiltà) di storia contemporanea, memoria dell'antifascismo, storia dell'emancipazione contadina e studio del paesaggio agrario. Occupandoci di cultura, abbiamo la facoltà di ignorare le polemiche ideologiche e strumentali, ma di andare al cuore della questione: in tempi di recessione, deve soccombere alle ragioni contabili il presunto “lusso” della formazione alla coscienza democratica?
Così perlomeno intendiamo noi la cultura della legalità, della consapevolezza civile, dell'utilizzo responsabile del territorio; la pedagogia della responsabilità. Tutte questioni di cui ci occupiamo quotidianamente, con i mezzi a disposizione, nella articolata attività di Casa Cervi e della Biblioteca Sereni, perchè questo che oggi è l'Istituto intitolato a papà Alcide. Impegnato sul “mercato” nazionale della cultura con progetti che tutti possono serenamente valutare, in piena trasparenza. Primi fra tutti i 154 soci dell'Istituto, 80% dei quali enti locali grandi e piccoli di ogni regione italiana, orientamento e natura. Il frangente, mentre tutti siamo preoccupati da oggettive e pressanti urgenze di sussistenza, di tutela dei diritti, di deficit di avvenire, impone massima serietà, sobrietà e qualità a tutti i settori; ivi compreso la “risorsa sapere” che non deve disporre di tutele politiche, ma di pari dignità tra le voci attive della nazione, in una a volte brutale selezione naturale. Il nostro mestiere è anche quello di promuovere, con il realismo e l'impegno alla sostenibilità che tempi duri impongono, questa consapevolezza ai più distratti, alle classi dirigenti vessate e sollecitate da mille emergenze che devono poter credere che la conoscenza è parte del PIL, così come l'educazione civile è un investimento in democrazia. Perché il fare cultura (“neologismo” sconosciuto forse alla profondità intellettuale di certi abbonati alla polemica), nella Casa dei Cervi è considerato nutrimento all'esercizio di cittadinanza, né più ne meno. Materia prima di cui è bene non essere a corto in momenti del genere. Piaccia o non piaccia, la storia democratica del Paese passa obbligatoriamente dalla storia dell'antifascismo. E noi (certamente non soli) continueremo a diffondere e promuovere l'identità storica della nostra Repubblica, e la paternità morale della nostra Costituzione. Si risparmierebbero utili energie, e ancor più utili pensieri, se non dovessimo rispiegare ogni volta che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro di tanti antifascisti come i sette fratelli Cervi. L'ISTITUTO ALCIDE CERVI |
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