Visita il Museo
Scritto da Webmaster   
venerd́ 06 luglio 2007

IL MUSEO CERVI

LUOGO DI MEMORIA E CENTRO DI STUDI

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il Museo Cervi si trova nella bassa pianura reggiana, a metà strada tra Reggio Emilia e Parma. E' facilmente raggiungibile seguendo le principali arterie stradali della zona.
 
 

Orari di apertura dal 1 aprile 2010:

 9.00-13.00 - 14.00-18.00

chiuso tutti i lunedì non festivi

martedì pomeriggio, mercoledì pomeriggio non festivi,

il 25 e 31 dicembre, il 1 gennaio mattina

 

INGRESSO AD OFFERTA LIBERA 

Prenotazione obbligatoria per gruppi e scuole

 

 SERVIZI:

- Visite guidate, per gruppi e scolaresche su prenotazione
- Attività didattica per scuole di ogni ordine e grado
- Bookshop
- Mostre temporanee tematiche su storia, arte e territorio
- Biblioteca aperta al pubblico ed archivi su prenotazione
- Punto di ristoro
- Accesso per disabili 
 

INFORMAZIONI

Museo Cervi
Via Fratelli Cervi 9, 42043 Gattatico (Reggio Emilia)
Tel 0522 678356 Fax 0522 477491
e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
sito internet: www.fratellicervi.it
 
Per ogni esigenza, curiosità o richiesta di chiarimenti, non esitate a contattare il nostro personale negli orari d'ufficio.
 

UN MUSEO DALLA LUNGA STORIA

 Il Museo Cervi è il cuore storico e operativo dell’Istituto “Alcide Cervi”, ed è ubicato nella bassa pianura reggiana, nella casa abitata dalla famiglia Cervi dal 1934. Casa Cervi è un’ampia struttura colonica sita a I Campirossi,  un podere che si estende per 53 biolche reggiane (pari a circa 16 ettari) al confine fra i comuni di Gattatico e Campegine.
Il Museo Cervi nasce come sviluppo della raccolta degli oggetti che la famiglia dei sette fratelli Cervi aveva conservato fin dagli anni della guerra e di quelli donati successivamente (materiali a stampa e manoscritti, riconoscimenti e decorazioni ufficiali, album, cimeli, opere d’arte). 
La Casa dei sette fratelli fucilati dai fascisti nel dicembre del 1943, contadini d’avanguardia e antifascisti della prima ora, era diventata da subito, dopo la Liberazione, un luogo dal grande valore simbolico per tutta la comunità reggiana. Una casa emblema delle tante sofferenze patite dalla popolazione dai combattenti per la libertà dall’occupazione nazifascista.
 Casa Cervi è dai primi anni del dopoguerra meta di pellegrinaggi della memoria: semplici cittadini, delegazioni politiche e istituzionali, fino all’omaggio del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che incontra personalmente Alcide Cervi. E’ del 1956 l’uscita in libreria de “I miei sette figli”, il volume di memorie di Papà Cervi che consegna al grande pubblico questa vicenda familiare straordinaria. Da quel momento, la storia dei sette fratelli fucilati dai Repubblichini agli albori della Resistenza non ha più confini. Nel tempo, attorno alla cascina e alla famiglia Cervi, cittadini ed istituzioni hanno portato il proprio omaggio, facendo di Casa Cervi uno di quei luoghi della memoria nazionali che entra a buon diritto nell’iconografia italiana della Resistenza e della Repubblica nata dalla lotta antifascista.  Gli oggetti del lavoro contadino, insieme ai documenti di una famiglia fuori dal comune, e alla testimonianza del sacrificio sono custoditi dalla lucida volontà di Papà Alcide e dalle vedove dei sette fratelli.
Negli anni ’60 del secolo scorso, con l’ampliamento dello stabile e la creazione di un’apposita saletta, la casa colonica inizia a trasformarsi anche fisicamente, non solo simbolicamente, in un luogo di conservazione e valorizzazione della storia del ‘900, e in particolare del ruolo dei contadini nella rinascita del paese alla metà del secolo. Contadini, come i Cervi, che sono stati primi attori delle lotte sociali, politiche e culturali del nostro Paese. Sarà da questo nucleo di archivi e di studi, fortemente voluto dalla famiglia Cervi, infatti, che nascerà l’Istituto intitolato alla memoria di Alcide e dei suoi figli: alla morte dell’anziano padre, nel 1970, la Casa contadina inizia la sua evoluzione da luogo simbolico ad ente culturale.
Solo nel 1975, con l’acquisto dell’immobile e del fondo da parte della Provincia di Reggio Emilia, è stato possibile iniziare un lavoro di consolidamento della struttura, conclusosi nel 2001 grazie ad un finanziamento del Ministero per i Beni Culturali.  Con la riqualificazione del Museo Cervi, è stato  riallestito l’intero percorso di visita secondo un itinerario che parte dalla straordinaria esperienza di vita, di lavoro, di lotta della famiglia Cervi, restituisce una testimonianza del complesso tessuto culturale, politico e sociale che caratterizza le campagne emiliane nella prima metà del XX secolo.
Il nuovo percorso si sviluppa focalizzando nella storia dei Cervi, e nella storia dell’Emilia del Novecento, alcune fasi fondamentali: il lavoro nelle campagne, l’antifascismo e la Resistenza, la costruzione della memoria dei Cervi nel dopoguerra. A conclusione dell’esposizione storica è possibile visitare le stanze in cui viveva la famiglia Cervi.
Al percorso storico si intreccia un percorso narrativo, che utilizza sia le parole lasciate da tanti protagonisti, sia alcune testimonianze video. Oltre agli oggetti e ai documenti disponibili, legati alle attività lavorative della famiglia Cervi, pochi relativi alla lotta antifascista e partigiana, numerosi per il periodo successivo alla Liberazione, nel percorso sono possibili approfondimenti grazie a leggii tematici, carte geografiche, elaborazioni grafiche, rassegne di fonti fotografiche, filmate e documentarie.
    

 

IL PERCORSO MUSEALE

1.    Prima porta morta – Ingresso 

 La ‘porta morta’ è tradizionalmente il punto di accesso  agli spazi di vita e di lavoro della casa contadina. Da qui inizia la visita al Museo Cervi, che si snoda a partire dal trattore acquistato nel 1939, con sopra il famoso “mappamondo”, e dal racconto della storia della famiglia Cervi e – più in generale – delle famiglie contadine nella storia dell’Emilia del Novecento.
In fondo alla porta morta si trova un plastico della casa e di parte del podere dei Cervi, che ricostruisce la  casa  come era durante la guerra, approfondendo la conoscenza dell’edilizia rurale nelle campagne reggiane.  

2.    Prima stalla – Il lavoro contadino 

 La “prima stalla” è dedicata alla storia dei Cervi come famiglia contadina, e alle trasformazioni del mondo agricolo emiliano nel corso della prima metà del Novecento.
Dei Cervi è messo in rilievo l’impegno per migliorare la capacità produttiva del podere e per potenziare la stalla, ma anche la complessità del lavoro e della vita della famiglia contadina, e il ruolo svolto in essa dalle donne.
Gli oggetti sono raggruppati per aree tematiche: la lavorazione della terra (nella corsia centrale della stalla sono esposti tre aratri usati dai Cervi), la stalla e la produzione del latte, le altre attività collegate al lavoro agricolo, il ciclo della canapa, dalla sua lavorazione alla filatura e alla tessitura. Nelle teche sono esposti documenti che attestano l’attività dei Cervi nel lavoro, e i libri utilizzati per approfondire le conoscenze sulle tecniche di lavoro più avanzate del periodo.

3.    Seconda porta morta – Carri agrari

 Nella seconda porta morta, punto di passaggio tra le due stalle e di accesso alle sale conferenza e alle mostre, è esposto un antico carro agricolo a quattro ruote, tipico della zona, utilizzato all’epoca per tutti i trasporti. Dal secondo portico si accede, inoltre, alle sale didattiche e agli spazi espositivi del Museo, mentre il percorso continua verso la sezione storico-politica di Casa Cervi.
 

4.    Seconda stalla – L’antifascismo e la Resistenza

 Questa sezione della seconda stalla è dedicata alla famiglia Cervi durante il periodo fascista e la Resistenza. Si parte da un quadro generale sulle tradizioni politiche e sociali del Reggiano, per passare ai caratteri della lotta antifascista e all’azione svolta in essa dai fratelli Cervi. Il racconto della partecipazione dei Cervi alla Resistenza – e dopo della Resistenza nella provincia Reggiana – è supportato da carte geografiche ed elaborazioni grafiche, e da approfondimenti tematici.  Ai pochi oggetti sopravvissuti alla rappresaglia fascista, esposti nelle teche, si affiancano le testimonianze video di chi ha conosciuto i sette fratelli.

5.    Seconda stalla – L’eccidio dei sette fratelli Cervi

Più che raccontare, questa piccola sala vuole rendere percepibile – per quanto è possibile – il vuoto determinato dalla fucilazione dei sette fratelli, utilizzando le testimonianze significative di Salvatore Quasimodo e Piero Calamandrei, e alcuni passaggi delle lettere scritte dai sette fratelli Cervi detenuti nel carcere di Reggio Emilia, prima della fucilazione. IL gioco di luci appositamente creato genera un ambiente di raccoglimento e riflessione.

6.    Stalletta – La memoria dei Cervi

 Questa parte del Museo è dedicata alla costruzione della memoria dei Cervi nell’Italia del dopoguerra: innanzitutto quella dei sette fratelli, poi quella di papà Cervi, quest’ultima raccontata attraverso una selezione degli oggetti donati dai visitatori nel corso di questi cinquant’anni al Museo, e individuati in rapporto ad alcune tipologie generali: la Resistenza, la politica e il lavoro, l’internazionalismo e la pace, i Pionieri. Anche in questa sala è possibile ascoltare alcune testimonianze video su papà Cervi.

7.    Le stanze dei Cervi

 Questa parte del Museo è rimasta inalterata, se non per alcuni piccoli interventi tesi a rendere più leggibili gli oggetti esposti. Sono visitabili la cucina e la cantina (dove è possibile approfondire il ciclo del vino, che si collega al lavoro contadino illustrato nella prima stalla) e, al primo piano, le camere da letto di Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi, e di Gelindo Cervi e Iolanda Bigi. Al primo piano sono esposti anche il tabarro e il cappello di Alcide Cervi, e una tabella raffigurante l’albero genealogico della famiglia Cervi.

8.    Sala letture – Il Museo Cervi e la sua storia

 In questa piccola saletta, in origine seconda cucina di casa Cervi, sono esposte le medaglie ricevute dai sette fratelli e da papà Cervi. Qui inoltre è possibile approfondire alcuni aspetti della vita del Museo Cervi nel dopoguerra, attraverso la consultazione di album documentari e fotografici, e di pubblicazioni inerenti le vicende della famiglia Cervi.

9.    Sala proiezioni – Papà Cervi: il racconto di una vita

Questa saletta era destinata alla raccolta di tutti gli oggetti che le delegazioni in visita al Museo donavano a papà Cervi. E qui il vecchio Alcide accoglieva i visitatori del Museo. Oggi questo incontro è ancora possibile, grazie alla proiezione di interviste ad Alcide Cervi e di documentari sulla sua vita.
 

 10- La Quadrisfera